Stampa questa pagina

Zanzare al Polo Nord, colpa del riscaldamento globale

Quando si parla di riscaldamento globale si pensa allo scioglimento dei ghiacci: sui monti, come ai poli, il loro volume complessivo si riduce inesorabilmente, anno dopo anno. Tra le conseguenze indirette (e forse meno ovvie), dell'aumento della temperatura c'è però anche la proliferazione degli insetti, come le zanzare, in aree del globo solitamente immuni dal fastidioso flagello. A questo proposito è interessante una ricerca del Dartmouth College (USA) - "In a warmer Arctic, mosquitoes avoid increased mortality from predators by growing faster", pubblicata dai Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences - che ha messo in luce alcuni effetti del riscaldamento climatico sugli ecosistemi artici. Le zanzare - finora piuttosto rare, nel Circolo Polare Artico - crescono ora più velocemente e più precocemente di quanto sia mai avvenuto prima. La loro popolazione sta letteralmente esplodendo e addirittura minaccia la salute dei caribù (nome nordamerciano delle renne), i cervidi natalizi del cui sangue esse si nutrono. La crescita significativa della popolazione delle zanzare costituisce inoltre un elemento di forte cambiamento tanto negli schemi dell'impollinazione delle varietà vegetali, quanto nella disponibilità di cibo per gli uccelli migratori. Lo studio, svolto nella regione occidentale della Groenlandia, si è avvalso della semplificata biodiversità dell'ecosistema freddo. In esso, infatti, lo scarso numero di specie innesca frequentemente un rapporto diretto tra predatori e prede, rendendo così più facili le valutazioni dell'impatto dei cambiamenti, tra i quali quello del clima è certamente uno dei più significativi. Con un solo grado di temperatura in più la capacità di sopravviere delle zanzare artiche è cresciuta del 10%. Un ulteriore grado di innalzamento - questa la previsione degli scienziati - potrebbe portare la probabilità di sopravvivenza al 53%. Poiché il meccanismo riproduttivo delle zanzare si basa sul sangue caldo che le femmine riescono a trovare, si chiarisce come tale prospettiva costituisca una minaccia per le renne, che vedrebbero coincidere il periodo della nascita dei loro cuccioli con quello di massima aggressività delle zanzare che troverebbero nei piccoli una vittima calda, nutriente e indifesa. Lo spiega bene Lauren Culler, autrice principale dello studio sul campo: "La proliferazione delle zanzare nell'Artico e la minaccia alle renne potrebbe costringere gli allevatori a cambiare atteggiamento circa la sostenibilità dei branchi allo stato brado", magari spostandosi altrove. Considerando l'importanza economica e culturale della renna nelle società scandinave e finniche, la prospettiva potrebbe essere drammatica. Insomma: non è soltanto una questione di pizzichi e pruriti.